Necropolitiche carcerarie #2: l’organizzazione della rivolta

Qualche pomeriggio fa, in una pizzeria ad Oakland, California, Cole Dorsey tira fuori un vecchio cellulare a cozza LG per spiegare come sta aiutando ad organizzare uno sciopero nel posto di lavoro più duro del paese. Il cellulare è piccolo e nero con lo schermo interno rotto. Ogni tanto, dice, lo schermo si illumina con il prefisso del Texas e con un numero associato al Global Tel Link, che significa che un prigioniero sta chiamando. Quando arrivano le chiamate, Dorsey risponde, prende nota, riattacca e aspetta che il telefono squilli di nuovo. Poi, passa il messaggio originale a un detenuto in un’altra parte della stessa struttura. L’improvvisato sistema di messaggistica di Dorsey mette in contatto prigionieri che possono essere separati dagli altri solo da poche centinaia di piedi, oltre che da muri, recinzioni e regole che impediscono loro di riunirsi. I prigionieri sono membri dell’Industrial Workers of the World, il sindacato militante che sta supportando uno sciopero carcerario che dovrebbe iniziare questa settimana.

Secondo Dorsey, elettricista membro del Comitato organizzativo dei lavoratori incarcerati dell’IWW (IWOC, ndt), a partire dal 21 agosto, ci si aspetta che i prigionieri in almeno 17 stati rifiuteranno di andare a lavoro, inizieranno un’occupazione delle aree comuni, boicotteranno i commissari, o andranno in sciopero della fame. Da quando lo sciopero fu annunciato per la prima volta ad Aprile, gli organizzatori detenuti hanno avuto difficoltà a coordinarsi tra di loro e con le altre migliaia di prigionieri che sperano si uniranno alla protesta. Spesso, i carcerati, si sono affidati all’IWOC e ad attivisti esterni come Dorsey che hanno trovato un modo creativo per fare arrivare i messaggi nella scatola nera del sistema carcerario. La notizia dello sciopero si è diffusa attraverso un network di cellulari di contrabbando e il passaparola mentre i detenuti vengono trasferiti da una prigione ad un’altra, secondo Brooke Terpstra, un altro organizzatore dell’IWOC. La notizia è arrivata anche tramite posta, in riviste dirette ai detenuti come Solid Blak Fist, che è assemblata e inviata da uno studente del college ventitreenne, conduttore radiofonico, dedito all’abolizionismo carcerario a Seattle. Una notizia riguardante la protesta sembra essere passata inosservata dai censori della prigione camuffando i suoi sermoni sulla lotta e la solidarietà attraverso intestazioni innocue come “E’ inverno!” e “Studi sulla comunicazione nelle comunità del cane di prateria”.

Lo sciopero di quest’anno è il successore dell’interruzione del lavoro del 2016 che fece scrivere di sé sui giornali come il più grande sciopero carcerario della storia americana. La protesta, che è durata più di un mese in alcune strutture, avrebbe dovuto richiamare l’attenzione sul lavoro carcerario, che gli organizzatori hanno sostenuto equivalesse ad una moderna schiavitù. I detenuti lavoratori spesso sono pagati pochi centesimi l’ora ( o niente affatto in Arkansas, Georgia e Texas) per svolgere mansioni obbligatorie di cucina, pulizia e manutenzione o lavorare per compagnie come AT&T e McDonald’s. (Sebbene il 13esimo emendamento vieta la schiavitù, consente la servitù volontaria “come punizione per il crimine”).

Gli organizzatori ancora non sanno quanti prigionieri si sono uniti allo sciopero del 2016, anche se sostengono che le prigioni in circa una dozzina di stati hanno isolato 30.000 detenuti come risposta alla protesta. I disordini all’interno delle prigioni sono sempre difficili da accertare; gli agenti in Alabama, Michigan e Florida all’epoca confermarono lo sciopero del lavoro, mentre altri in Texas e Sud Carolina li hanno negati nonostante i resoconti pubblici.

Lo sciopero di quest’anno che dovrebbe iniziare Martedì e durare fino al 9 Settembre, è partito dallo Jailhouse Lawyers Speak, un collettivo anonimo di detenuti che forniscono servizi legali ad altri prigionieri. Il gruppo, che sembra essere attivo in diversi stati ( gli organizzatori non vogliono rivelare il numero esatto) ha pubblicato un comunicato stampa riguardo lo sciopero sul proprio account Twitter, uno dei diversi social media che riesce a gestire da dietro le sbarre. (L’account fornisce la propria posizione come “Inferno in Terra”).

Secondo Terpstra, lo Jailhouse Lawyers Speak aveva intenzione di aspettare un altro anno per chiamare un altro sciopero generale, ma ha deciso di agire il prima possibile dopo una sanguinosa sommossa ad Aprile nel Lee Correctional Institution della Carolina del Sud. Sette prigionieri furono accoltellati a morte durante la sommossa delle sette ore, che gli agenti del dipartimento di correzione hanno repentinamente attribuito a una disputa tra gang su cellulari e territorio. Ma la storica Heather Ann Thompson, che ha scritto un libro vincitore del Pulitzer sull’insurrezione carceraria di Attica del 1971, ha riferito al New York Times che la rivolta è stata scatenata per le condizioni della prigione ed è stata aggravata dall’incapacità degli agenti di mantenerla sotto controllo. “ Sì, è stato uno scontro tra gang, mi dicono i prigionieri, ma sono stati gli agenti del dipartimento di correzione che avevano deciso di ospitare bande rivali nello stesso dormitorio, ed è stata la politica sempre più punitiva dei funzionari che ha esacerbato le tensioni all’interno”, ha scritto Thompson. Descrivendo la rivolta di Lee come un’”insurrezione senza senso” causata dalla mancanza di rispetto per la vita dei prigionieri, Jailhouse Lawyer Speak ha convocato uno sciopero ed elencato 10 richieste incluso il diritto di voto per tutti i detenuti e gli ex criminali e l’abolizione dell’ergastolo senza condizionale. “La maggior parte delle richieste non sono termini realizzabili che le autorità della prigione sono capace di concedere” spiega una rivista distribuita dall’IWOC.” L’obiettivo non è resistere e vincere i negoziati con gli agenti, ma durare quei 19 giorni e portare la questione in cima alla coscienza e all’agenda politica”.

Terpstra afferma che lo sciopero è finalizzato non solo ad aumentare la consapevolezza delle richieste dei prigionieri, ma anche a promuovere un cessate il fuoco tra le gang carcerarie dando loro un obiettivo comune – così come hanno cooperato durante lo sciopero della fame del 2013 quando 30.000 persone protestavano contro l’isolamento nelle prigioni della California. Dorsey afferma che gli avvocati di Jailhouse Speak hanno sperato di allearsi con altri gruppi politici di sinistra. Alcune sezioni dei socialisti democratici americani hanno appoggiato la protesta. “È stato chiesto: ‘Le proteste carcerarie sono efficaci’? Certo che lo sono”, ha detto Jailhouse Lawyers Speak in una dichiarazione del 9 agosto. “Oggi abbiamo professori universitari e legislatori che discutono sulla schiavitù del carcere. Come prigionieri, potremmo non ottenere l’aiuto immediato che desideriamo, ma l’effetto della nostra resistenza si rafforza mentre riecheggia”.

Le autorità carcerarie hanno iniziato a limitare la posta dei detenuti e l’accesso al telefono, afferma King Downing, membro del National Lawyers Guild, che ha sostenuto lo sciopero dal 2016. Gli organizzatori affermano che alcune prigioni hanno già isolato detenuti sospettati di essere leaders della protesta. Il mese scorso, il dipartimento correttivo della Virginia ha trasferito Kevin Rashid Johnson, membro del New Afrikan Black Panther Party, nella prigione di stato del Sussex come atto di rappreseglia secondo i suoi sostenitori. Anche a Luglio, l’IWOC ha riportato che Siddique Hasan è stato messo in isolamento nel penitenziario di stato dell’Ohio per parlare della protesta imminente. (Hasan è stato condannato a morte per aver partecipato a una protesta carceraria nel 1993 che ha provocato la morte di 9 detenuti e un agente). Né i dipartimenti correttivi della Virginia né quelli dell’Ohio hanno risposto alle domande riguardanti Johnson e Hasan. In vista delle possibili repressioni, l’IWOC ha spedito i moduli di affidavit (dichiarazioni scritte e giurate) dei prigionieri che possono usare per denunciare violazioni dei propri diritti.

“I prigionieri stanno correndo un grande rischio” afferma Amani Sawari, che pubblica Solid Black Fist. “Loro sanno che potenzialmente potrebbero perdere il loro lavoro, i loro programmi ricreativi, la loro vita a causa della loro scelta di scioperare”.

Dorsey ammette che quando lo sciopero inizierà il 21 Agosto, lui e altri organizzatori esterni potrebbero non sapere nulla riguardo ciò che sta accadendo dietro le sbarre. “Ci sarà un blackout”, prevede. Nel frattempo, prova a proteggere gli altri membri del IWW – il gruppo che gli ha fornito un’ancora di salvezza, una formazione professionale, una via d’uscita dal Michigan dopo la sua scarcerazione 12 anni fa. “Mi sento privilegiato a farne parte” afferma Dorsey. “La vita va avanti al di fuori, anche se, quando siamo rinchiusi, vorremmo che non sia così.” Per gli organizzatori all’interno, afferma, organizzare la rivolta è un modo per sentirsi forti, “per riconoscere che alle persone importa ciò che pensi, anche se resterai là dentro probabilmente per il resto della vita. ”

 

articolo originale tradotto da Ma Nu

 

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