Libera informazione di mercato

La libertà di stampa è un principio tanto politico quanto economico. Da un lato, garantito da norme costituzionali, dall’altro, regolamentato, come in ogni economia di mercato, da leggi anti-trust. Queste nello specifico dovrebbero permettere che singoli gruppi editoriali non ottengano posizioni dominanti nel mercato, distorcendo così la libera concorrenza.

Nel concreto, però, come si misura la libertà? Per quanto riguarda la stampa, possiamo iniziare col dire che alla metà della popolazione mondiale è precluso l’accesso ad una libera informazione. Anche le grandi democrazie, benché si pensi il contrario, non garantiscono fino in fondo questo diritto. Come già è stato fatto notare ad inizio anno dai quotidiani nazionali, secondo il World Press Freedom Index, calcolato dall’ONG “Reporters without Borders”, l’Italia sui 180 paesi presi in considerazione si posiziona al 77esimo posto (qui la mappa completa).  Oltre a situazioni di abusi su giornalisti, ascrivibili per lo più a paesi in guerra (come in Medio Oriente e in Nord Africa) o con una deriva autoritaria (come l’Egitto, vedi il caso Regeni, e di recente la Turchia), ciò che rende “illiberale” e poco plurale il mercato delle notizie è proprio la concentrazione in poche mani del capitale editoriale, ossia le risorse umane e i mezzi impiegati nella produzione dell’informazione. Nonostante una disciplina che istituisce organi di vigilanza e regolamenta le fattispecie (si vedano, in particolare, la legge n.67/87 e la n.249/97),  il business delle notizie italiano è davvero di pochi gruppi.

Gruppo editoriale L’Espresso, RCS Media Group, Caltagirone Editore e Gruppo Sole 24 ore, quattro big dell’informazione, quattro proprietari – De Benedetti, Cairo, Caltagirone, Confindustria – detengono più della metà (53% ca) del mercato dei quotidiani italiani.

Dall’acquisizione di RCS da parte di Cairo Communications, la tendenza sembra essere la concentrazione in grandi poli multimediali, nonostante il web ci illuda che chiunque possa “informare”. La recente notizia della fusione tra il Gruppo L’Espresso e Itedi (editrice de La Stampa e Il Secolo XIX, di proprietà della Fiat-Chrysler) è un chiaro esempio in cui si configurano i presupposti di  una posizione dominante nel mercato. Carlo De Benedetti ha infatti iniziato a cedere le prime due delle diciotto testate locali detenute dal gruppo, per cercare di rientrare nel limite stabilito per legge del 20% della tiratura nazionale (allo stato attuale si trova attorno al 23%). Per comprendere le dimensioni del fenomeno, basti pensare che, tra carta e digitale, un quotidiano come La Repubblica vende ca 370 mila copie al giorno, 135 milioni l’anno. Sommate alle 317mila giornaliere dei diciotto locali e alle 300mila dei quotidiani ex-FCA,  il gruppo dell’Ingegnere, nella prossima primavera invaderà ogni giorno il mercato con ca un milione di “pezzi” (dati ADS – Accertamenti Diffusione Stampa). Una cifra che, al solo pensiero, fa rabbrividire Urbano Cairo che con il suo Corriere della Sera e La Gazzetta dello Sport non supera le 700mila copie tra carta e digitale e perderebbe la sua egemonia relativa. Se si guarda al divario con altri quotidiani ci si affaccia in una voragine di cui non si vede il fondo: Il Mattino di Napoli e Il Fatto Quotidiano, ad esempio, non superano le 55 mila copie giornaliere, cioè vendono da 18 a 12 volte in meno dei giornali sopra citati.

Sulla validità della fusione già sono all’opera gli organi di vigilanza, Anti-Trust e Agcom. Nel frattempo il closing dell’operazione è fissato per la primavera 2017 e le parti avranno tutto il tempo per modulare l’accordo e stare entro i parametri legali, vendendo le piccole testate o, cosa improbabile, limitando la tiratura.

Oltre l’evidenza dei dati, quanto può essere libera l’informazione se i maggiori gruppi editoriali sono di proprietà di singoli soggetti, con interessi e propensioni politiche specifiche. Quanto saranno influenzate le linee editoriali di media come La Repubblica, adesso La Stampa e Il secolo XIX, e una dozzina di testate locali da una proprietà come quella di De Benedetti che controlla anche Sorgenia (un distributore di energia alternativa) e SOGEFI (produttore di componentistica autoveicoli) attraverso la Cir? Quanto quelle del Corriere della Sera, La Gazzetta dello Sport, La7 dalla Cairo Communications? Quanto quelle de Il Mattino, Il Messaggero e Il Gazzettino dalla Cementir o quelle de Il Sole 24 ore da Confindustria?

La libertà di stampa è legata a doppio filo a poteri economici e politici. Lo abbiamo visto, recentemente, con il cambio della direzione dei telegiornali Rai. Ora, con la formazione di un unico gruppo editoriale, Espresso-Itedi, vicino al PD, il governo Renzi ha dalla sua anche tre testate nazionali, sedici locali (distribuiti in nove regioni italiane), sei magazines, tre emittenti radiofoniche private, oltre trenta portali web di informazione – tra cui Huffington Post Italia – per far valere i motivi del al referendum costituzionale.

Cosa succederebbe, se le due “anime” dell’informazione entrassero in conflitto?

L’intervista a Carlo De Benedetti rilasciata al Corriere il 10 luglio scorso, ha decretato la fine del dibattito sulla riforma della legge elettorale, regalandoci un esempio emblematico di quale spirito tende a prevalere.  All’Ingegnere – pur collocandosi perfettamente nello spettro politico renziano – non piace l’Italicum, così tanto da minacciare il No al referendum. Renziano sì… ma senza legarsi al padrino politico del momento. In definitiva, il Presidente del Consiglio e il Ministro delle Riforme Boschi non hanno tardato a fare marcia indietro sulla riforma elettorale, già aspramente criticata da più parti politiche, anche interne al PD.

L’informazione in Italia, rispetto ad altre democrazie occidentali, vive di un legame più solido  tra politica ed economia. Almeno fino ai risultati referendari, in cui il Presidente del Consiglio Renzi ha investito tutto il suo capitale mediatico, sarà difficile assistere ad un allentamento della morsa.

 

Bobby Hutton

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...