Tout le monde deteste l’exploitation

Versione francese

“Un grande passo per la riforma del nostro Paese: più diritti per i lavoratori dipendenti, una maggiore visibilità per le nostre piccole e medie imprese, più posti di lavoro”

E’ il glorioso tweet, scritto giovedì scorso, del primo ministro francese Manuel Valls sull’approvazione della nuova legge del mercato del lavoro, la Loi Travail; legge che ha fatto sudare sette camice ad Hollande e i suoi. Costretti a ricorrere, per la terza volta, all’articolo 49.3 per adottare la riforma, senza passare per l’iter parlamentare naturale, il governo socialista ha compiuto un passo importante in ottica di allineamento ai mercati del lavoro europei.

Cosa prevede in realtà il Job’s act d’Oltralpe così tanto contestato dai sindacati, dalla sinistra anticapitalista, da banlieuesards e dai movimenti studenteschi?

Flessibilità dell’orario per far fronte ad un aumento della domanda, senza l’aumento della retribuzione salariale; istituzionalizzazione della contrattazione aziendale ai danni di quella nazionale rispetto ad orari e straordinari; maggiore facilità nei licenziamenti ed introduzione di referendum sugli accordi tra sindacati-azienda (stile FIAT). La conflittualità della società francese non ha fatto arretrare di un centimetro le posizioni del governo socialista. La risposta dell’opposizione è stata quella di convocare per il prossimo 15 settembre uno sciopero generale di 24 ore in tutto il paese. In questo contesto, per avere una serie di elementi in più su cosa sta succedendo in casa dei nostri cugini alpini, abbiamo intervistato un membro dell’Action Antifasciste Paris-Banlieue, organizzazione di cui Clèment Mèric, diciottenne antifascista, ammazzato da tre fascisti il 5 giugno 2013, faceva parte.

La Loi Travail è legge. Non sono bastate le rivolte da marzo ad oggi per far cambiare idea al primo ministro Valls e ad Hollande. I francesi come si preparano a rispondere a questa riforma antipopolare?

La riforma è stata votata. E’ vero, e non c’è quasi nessuna speranza che il governo riveda la sua decisione. Ma il malcontento è molto forte: secondo i sondaggi, il 75% dei francesi sono scontenti che la riforma sia stata votata, e il 55% vuole nuove manifestazioni a settembre. Quindi la CGT e SUD, i due sindacati più combattivi in Francia, hanno già annunciato una nuova giornata di sciopero e manifestazioni giovedì 15 settembre.

L’altra risposta dei francesi un rifiuto, mai visto prima, del Partito Socialista. Ogni uscita pubblica del primo ministro Manuel Valls dà luogo a manifestazioni. Una trentina di sedi del PS sono stati vandalizzati ovunque in Francia. Per la prima volta il PS ha anche deciso di annullare la sua grande riunione estiva che era prevista in agosto a Nantes, perché le minacce di manifestazioni e di attacchi contro la riunione erano troppo importanti. Il PS ha fatto adottare la riforma, sì, ma probabilmente si è anche suicidato politicamente ed è possibile che non vada oltre il 10 – 12% alle elezioni presidenziali dell’anno prossimo.

La somiglianza con le precedenti riforme del lavoro tedesca ed italiana è marcata. Ci potete spiegare cosa prevede la Loi Travail?

Finora in Francia le condizioni generali dei lavoratori salariati erano dettate dal Codice del Lavoro. Il punto centrale della Loi è proprio di distruggere questo aspetto. Ora tutti gli accordi si faranno di azienda in azienda. Il numero di ore lavorative a settimana, il salario, la scelta di lavorare la domenica o no, la scelta di imporre ore supplementari (straordinari) o no, tutto questo sarà deciso in ogni azienda indipendentemente… E’ un passo indietro storico per i diritti dei lavoratori. L’altro punto centrale della riforma è che prima, perché un accordo fosse adottato all’interno di un’azienda, questo accordo doveva essere accettato dai sindacati maggioritari dell’azienda stessa. Ora questo è finito, in alternativa sarà chiesto al padrone di indire un referendum tra i suoi lavoratori per conoscere la loro opinione.

E’ evidente che questa misura abbia come obiettivo quello di annullare i sindacati.

Siete in Francia da mesi in “stato d’emergenza”. Come influisce sulla vita di tutti giorni e che tipo di impatto ha nei confronti dei movimenti esplosi a marzo?

Lo stato di emergenza cambia molte cose. La polizia ha pieni poteri per fare quello che vuole. Ormai la polizia può perquisire la casa di chiunque in qualunque momento e senza chiedere nessuna autorizzazione. Lo Stato può intercettare telefonicamente le persone quando vuole mentre prima era necessaria un’autorizzazione del procuratore. Queste misure sono estremamente usate contro i militanti politici : numerose perquisizioni a caso e senza motivo sono state effettuate ai danni di molti compagni. Un’altra novità: numerosi compagni hanno ricevuto delle “interdizioni a manifestare ” (DASPO politico ndr). Queste interdizioni amministrative sono in tutto e per tutto simili a quelle usate contro gli ultras, non c’è nessun processo, ci si basa solo su sospetti. A ogni manifestazione ormai a decine di compagni è proibito di manifestare. I casi di violenza da parte della polizia sono stati molti durante il movimento. Il livello di violenza è stato di un tale livello che sembra incredibile che non ci sia stato nessun morto. In numerose città, tra cui Parigi, gli scontri sono stati estremamente violenti.

Infine molti politici chiedono di proibire le manifestazioni contro la Loi Travail dicendo “siamo in stato di emergenza, si devono proibire le manifestazioni”. Il dibattito ritorna molto spesso.

La Francia, dopo anni di politiche imperialiste e con un passato coloniale pesante, è stata teatro di numerosi attentati. Al netto di notizie sempre più fallaci e che puntano alla profilazione criminalizzante ed islamofobica dei presunti terroristi, questi attacchi sono davvero riconducibili ad organizzazioni jihadiste? L’estrema destra, e non mi riferisco solo il FN, come si sta muovendo?

In effetti c’è stato un altro attacco ieri (25 luglio ndr.). E il quarto in un anno in Francia. Pensiamo che i primi due, quello contro Charlie Hebdo e quello del 13 novembre siano veramente stai coordinati da professionisti, dei veri jihadisti che preparavano questi attacchi da molto tempo. Erano dei veri commandos molto ben preparati e non c’è nessun dubbio che fossero legati a Daesh. Per Nizza…ognuno ha una propria visione a riguardo, ma è tutto molto fumoso. L’uomo era solo, non frequentava la moschee, non aveva nessun legame con gli ambienti jihadisti, però risulta fosse depresso. Quando l’anno scorso un pilota, bianco, della Germanwings si era schiantato volontariamente col suo aereo uccidendo 220 persone, i poteri pubblici avevano detto “il pilota era depresso, ecco perché ha fatto questo”. Ma quando è un franco-tunisino a essere depresso e compie un atto simile si dice subito “è un attentato, è un islamista!”. Per quel che riguarda l’estrema destra…ci si aspetta il peggio. E’ evidente che il FN, alle elezioni dell’anno prossimo, registrerà dei risultati storici. La gente non ha più paura di definirsi razzista. Di contro per il momento, l’estrema destra è stranamente calma e assente nelle strade. A Lione, città dove l’estrema destra è molto presente, sono apparse scritte sulla moschea (nei giorni scorsi altre moschee, in differenti zone della Francia, sono state degradate con scritte razziste contro l’islam e gli arabi ndr.). Ma rimane un atto isolato. Paradossalmente non abbiamo mai sentito così tanta gente in strada dire “sono islamofobo / razzista ecc.”, ma allo stesso tempo l’estrema destra non scende in strada.

In Italia, Renzi si sta preparando al tutto per tutto per vincere il referendum costituzionale di novembre: già sono in preparazione scioperi e manifestazioni che vedono in questa battaglia, una partita da giocare contro le politiche governative. In Francia c’è un grosso fermento e da ciò che si legge ogni giorno, l’impressione è che il movimento non si fermerà molto facilmente. La Gran Bretagna è uscita dall’UE. Non sono tempi favorevoli per i governi europei. Secondo voi, questo autunno come si profila?

Come già detto prima, in Francia ci sarà una grande manifestazione il 15 settembre prossimo. Quindi speriamo che il movimento riprenda ad inizio settembre. Ma al tempo stesso si entra in un periodo di elezioni presidenziali; c’è il rischio che il Front National arrivi al potere, un anno è lungo quindi è difficile sapere quello che succederà. Quello che è sicuro è che dovremo lottare per difendere i nostri diritti.

 

 

Mattia vonLucky

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...