Blood in my eye

“In questo paese i bianchi erano come dei. Avevano il diritto di darci la libertà; ma prima di farlo, dovevamo supplicarli o fare ciò che volevano. Dobbiamo smettere di imitare la società bianca e costruirne una con le nostre sole forze, per salvare la nostra umanità”

Stokely Carmicheal

Mohamed ucciso a maggio dalla sua proprietaria di casa, a Parma, perché non riusciva a pagare l’affitto. Sekinè ammazzato a giugno da un carabiniere in una tendopoli vicino Rosarno, in cui risiedeva perché lavoratore agricolo. Emmanuel picchiato a morte da un neofascista a Fermo, una settimana fa, perché intervenuto a difesa della moglie chiamata scimmia dagli aggressori.
Un omicidio al mese che ha un mandante unico: il razzismo su cui si fonda la nostra società.
La formazione capitalistica moderna, in particolare, degli Stati che hanno intrapreso esperienze coloniali (a prescindere dalla loro riuscita) è strutturata sull’istituzionalizzazione del razzismo. La società italiana e quella europea, sono società razziste: lo si vede nella distribuzione di ciò che è rimasto del welfare e su dove il welfare stesso trae le sue risorse; lo determinano norme giuridiche ad hoc che producono la figura del migrante; si palesa nella gestione dei confini e della fantomatica “emergenza” immigrazione.
La logica del divide et impera frammenta le classi subalterne e produce dispositivi razzisti intrinseci alla storia che ci fanno studiare a scuola, all’informazione quotidiana e alla vita di tutti i giorni.
La forma biologica del razzismo – ossia il sostenere l’inferiorità biologica di una razza rispetto a un’altra – sembra essere di competenza per lo più di gruppi fomentatori di odio e dell’ultradestra. D’altro canto, la residuale esistenza di questa forma, ideologicamente screditata e superata con la scoperta del genoma umano dalla stessa comunità scientifica che ne aveva legittimato le fondamenta, risulta essere la cartina di tornasole che nasconde forme “più colte” di inferiorizzazione.
Nei contesti metropolitani, globalizzati dall’internazionalizzazione del capitalismo, la segregazione urbana in quartieri e abitazioni degradate, la dispersione scolastica, l’incidenza del carcere sui nuclei familiari, la malnutrizione infantile, si prendono la mano e chiudono il cerchio della marginalità produttiva e sociale che caratterizza la condizione contemporanea dei subalterni delle banlieus di tutto l’Occidente.
Le storie italiane di questi omicidi ci conducono per le strade di Ferguson, Cincinnati, Cleveland, Oakland, fino ad arrivare a Dallas, dove il 7 luglio scorso cinque poliziotti sono stati ammazzati durante un corteo di Black Lives Matter, organizzazione nata in risposta alla recrudescenza della violenza poliziesca contro le minoranze ed in particolare contro i neri.
Estremamente complesso riuscire a capire con chiarezza, a migliaia e migliaia di chilometri di distanza, cosa stia succedendo nelle città americane. A questo scopo vi proponiamo un’intervista ad un’attivista di Black Lives Matter – Cincinnati.
Guardare a ciò che accade nella democrazia più avanzata del mondo, può aiutare a leggere i processi di trasformazione della realtà, la nostra, con nuovi e diversi strumenti interpretativi.

 

In breve cos’è Black Lives Matter e perché nasce?

Il movimento BLM nasce ed esplode dopo l’uccisione di Mike Brown a Ferguson ad agosto 2014. Dopo Mike sono seguiti altri omicidi balzati all’onore della cronaca anche dalle vostre parti, che sono una goccia in un oceano. In Ohio, dove si trova Cincinnati (dove abita il nostro amico , nda), ci sono state un sacco di vittime della polizia (l’Ohio è lo Stato in cui la polizia americana ha ucciso di più nel 2015, nda). A Cincinnati, Sam Dubose cinquantenne, ucciso sparato in seguito ad un normale fermo della polizia, perché non aveva la targa anteriore e non aveva con sé la patente (il 19 luglio prossimo sarà il primo anno dalla sua morte, nda). Altri morti, sempre in Ohio: Tamir Rice, dodicenne, ucciso a Cleveland, 3 ore di macchina da qui, aveva con sè una pistola finta con cui giocava, qualcuno lo ha denunciato alla polizia che, non appena arrivata, lo ha sparato in petto. Joan Crawford, ucciso in un supermercato perché girava nel negozio, anche lui, con un fucile giocattolo, stessa dinamica: qualcuno denuncia, arriva la polizia e lo ammazza. In questi ultimi due casi, nonostante i video riprendano i poliziotti freddare queste persone, chi li ha uccisi non è stato nemmeno portato in tribunale.
Voglio sottolineare che in America è legale portarsi un’arma vera con sè, loro sono stati uccisi per dei giocattoli.
Da un anno a questa parte, dalla nascita di BLM – Cincinnati, da un movimento di opinione ci si è trasformati in una realtà politica più organizzata che dà vita a campagne nel territorio su scuola, violenza poliziesca ecc. Bisogna chiarire che BLM è una realtà molto eterogenea, che ha alla sua base tantissime associazioni diverse tra di loro, che non deve essere confusa con l’organizzazione centrale nazionale di BLM che ha posizioni che ritengo quanto meno discutibili. Anche per questo abbiamo deciso di chiamarci BLM – Cincinnati proprio per differenziarci da quell’organizzazione centrale di cui non condividiamo le posizioni: noi siamo anticapitalisti, antimperialisti e a favore della lotta palestinese – un tabù nella politica statunitense anche per i suoi settori più progressisti e su cui abbiamo costruito numerose iniziative.

 

E’ da un po’ che vivi in America, oltre ai dati statistici che abbiamo avuto tragicamente modo di vedere e sentire, tu come la vivi? Quali sono quei dispositivi di razzializzazione e frammentazione che agiscono sulle persone che incontri nella tua vita quotidiana e quando partecipi e pratichi il tuo attivismo in BLM?

Innanzitutto non si può capire lo stato del razzismo americano se non lo si contestualizza storicamente. Questa è una nazione che è nata con la schiavitù. E se leggi la storia americana non esiste alcuna discontinuità rivoluzionaria, nessuna cesura netta con il passato, sebbene la schiavitù sia stata abolita e poi la segregazione razziale presuntamente superata. Per cui il razzismo nei confronti dei neri è viscerale. L’odio e il pregiudizio sull’inferiorità dei neri è pervasivo in tutti gli strati della società bianca.
È indubbio che negli Stati Uniti le forze dell’ordine siano delle forze di occupazione per le comunità nere. Può sembrare una banalità quella che sto dicendo, ma in realtà ha un senso molto più profondo, ossia che se sei nero subisci un fermo dalla polizia totalmente differente da un bianco. Se sei nero, maschio e guidi, la polizia ti ferma. Punto. Dato che c’è un controllo delle comunità nere quotidiano, c’è una schiera infinita di ragazzi che finiscono in carcere per stronzate. Se ti fai un giro in un quartiere nero di Cincinnati e chiedi in giro non troverai una persona che non ha un parente in carcere o ci è finito, anche solo per essersi fumato uno spinello.
Considera che negli Stati Uniti, oltre ad esserci una security privata nelle scuole e nelle università, c’è anche un agente di polizia in ogni sede. La criminalizzazione, perfino, dei bambini, in particolare neri, in America è altissima. Si vedono bambini di cinque anni in manette. Esiste quindi una vera e propria incarcerazione di massa che, alla fine, colpisce in particolar modo i neri.
Se hai la fedina penale sporca in America, così come è praticamente normale per la popolazione nera, il tuo futuro è segnato a vita. Negli Stati Uniti, se non hai lavoro non hai sanità, non hai assistenza sociale di alcun tipo, e se hai precedenti penali non troverai altro che lavori dequalificati… Se hai commesso un reato e hai la fedina penale sporca, in alcuni Stati ti levano il diritto al voto. Cioè del diritto al voto stiamo parlando… non solo durante la tua permanenza in carcere, anche dopo… Tieni a mente che non bisogna mai dimenticarsi di storicizzare le comunità nere in America, se no non si capisce niente. I neri sono stati portati sulle navi schiaviste 400 anni fa, in blocco, intere comunità. In questi quattro secoli non ci sono mai stati processi di “integrazione” reale. Quando fu abolita la schiavitù spesso e volentieri gli ex schiavi continuavano a lavorare per gli ex padroni….
Nelle comunità nere c’è l’abbandono totale. Ma anche tra le minoranze esistono differenze sostanziali.

 

Qual è la differenza tra un latino e un nero in America?

Non è facile rispondere brevemente a questa domanda. La questione è che un latinoamericano, in definitiva, ha possibilità di integrarsi nella società americana. Se porti la capigliatura americana e ti vesti da americano, non hai estreme difficoltà. Per il nero non è la stessa cosa. Qui c’è una comunità reale, che è stata estirpata dal suo luogo di origine ed inserita nella società americana per esserne schiava. Per la comunità latinoamericana non è proprio lo stesso. Vivono maggiormente le contraddizioni legate alla condizione della migrazione. Sicuramente c’è da dire che i neri sono cittadini americani, i latinos no. Di conseguenza i neri non hanno il problema delle politiche di immigrazione. Ma per come la vedo io è una fase transitoria, tra vent’anni anche i latinos avranno la cittadinanza americana. Purtroppo, però, questa questione della cittadinanza alimenta spesso la guerra tra gli ultimi. Infine, l’assimilabilità culturale e, più generalmente, sociale dei latinos è sicuramente diversa per tantissimi motivi da quella di un nero.
Come dire, il nero è nero.

 

Queste differenze come si traducono nella composizione della forza lavoro in America? Dove si posiziona il nero, dove il latino e il bianco “povero”?

I neri, secondo me, sono il sottoproletariato più marginale. In questo senso, una delle capacità del Black Panther Party fu proprio quella di organizzare e di politicizzare in senso rivoluzionario una massa di marginali, che, tra le altre cose, stava subendo anch’essa tutto il processo di delocalizzazione della produzione in atto tra gli anni ’70 e ‘80. I lavoratori dei servizi più dequalificati sono per lo più latinos (testimoniato, d’altronde, dalle innumerevoli rappresentazioni razzializzate prodotte dai media, nda) . Certamente anche nella popolazione bianca c’è una fetta enorme che vive in condizioni di estrema precarietà e miseria. Dal mio punto di vista, però, c’è stata un’incapacità, ad esempio, delle organizzazioni sindacali a sintetizzare le differenti questioni portate da composizioni operaie diverse tra loro. Anzi, spesso hanno contribuito ad alimentare la classica guerra tra poveri.
La difesa corporativa e razzista di molte componenti proletarie e sottoproletarie bianche della propria posizione è un fattore che, purtroppo, si fa sentire.

 

Ultima domanda, il 7 luglio durante un corteo organizzato da BLM a Dallas, cinque agenti di polizia sono morti sparati da un cecchino dicono i giornali. BLM è stata facile oggetto di criminalizzazione, avendo sostenuto in molti che è un’organizzazione che fomenta la violenza. Qual è la vostra posizione a riguardo?

Invito a leggere la posizione integrale di BLM – Cincinnati in cui è spiegato come la pensiamo. Riconosciamo che è stata una triste e sfortunata circostanza quella degli omicidi di questi agenti di polizia. In ogni caso siamo sicuri che chiunque sia stato sarà perseguito con ogni mezzo giudiziario possibile, cosa che sicuramente non avviene con i poliziotti che uccidono quotidianamente la gente nera.
Vogliamo anche sottolineare che il clima di violenza sociale che viviamo è proprio frutto del sistema poliziesco e razzista in cui siamo inseriti.
Senza dubbio qualche sostenitore delle solite leggi securitarie userà l’accaduto per criminalizzare le lotte sociali e chi le porta avanti. Purtroppo se lo stato delle cose continuerà a essere questo, ci sarà sempre più il rischio che la gente inizi a farsi giustizia da sola.

 

Bobby Hutton

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