Sotto Saturno

E taglierò con una falce privilegi e ipocrisia

E inchioderò al muro chi campa sopra la vita mia

Dalle macerie della mia generazione si alzerà

Un pugno chiuso e una canzone

 

Quando Lenin unì la falce e il martello nel modo in cui la utilizziamo oggi entrambi i simboli erano già una sintesi delle lotte agricole (la falce, il lavoro nei campi) e delle lotte operaie (il martello, il lavoro in fabbrica). Il simbolo ebbe poi molto successo fino a venire a sintetizzare ed unire – almeno simbolicamente – le lotte del comunismo.
L’analisi dei singoli arnesi (ora promossi a ruolo di simboli) può proseguire se per un attimo ci affidiamo alle teorie della psicologia analitica di Jung riguardo al simbolo, che poggiano saldamente sul concetto di inconscio collettivo. Che si creda o no in questa lettura della realtà poco importa, soprattutto se una tale flessibilità di “gioco” ci apre d’innanzi una vasta quantità di possibili soluzioni e letture del glifo. Ricordiamo inoltre, a fini puramente informativi, che nei percorsi iniziatici di ogni cultura vengono utilizzati i simboli come chiavi per dischiudere la coscienza, e sebbene la verità di questi fenomeni sia “negabile” dal profano, nessuno potrà negare che il senso che maggiormente ci impressiona e a cui ci affidiamo è la vista (non a caso la pubblicità cerca di catturare con ogni mezzo lo sguardo anche distratto dell’individuo).

La falce è prima di tutto il simbolo che in Occidente abbiamo da sempre legato a Saturno. Quella che viene definita come Saturno è un’energia distruttrice e devastatrice. Qabbalisticamente risiede nella terza emanazione del divino, il suo colore è il nero e la sua figura geometrica è il Triangolo. Nella Qabalah, è la prima tra le sfere a possedere una figura geometrica complessa, ed è proprio questo triangolo la porta di entrata al mondo manifesto. È una sfera femminile, che risiede su un pilastro femminile, ma è una femminilità attiva e generatrice: la Grande Madre.
Creare un parallelismo con le religioni orientali non è difficile. Infatti la falce è tra gli strumenti tenuti nelle mani dalla Dea Kali, divinità femminile della distruzione del maligno e del superfluo, ma anche divinità del tempo, unico reale agente modificatore della realtà circostante. Questi aspetti di Kali – insieme al suo colore nero e ad altre corrispondenze che affollano l’intelletto di chi ora scrive – creano un altro importante legame con una delle scienze ermetiche che ha visto il suo splendore qui in Occidente, anche se, una delle radici etimologiche ne collocherebbe la culla nell’antica Kem. Mi riferisco all’Alchimia e a quella fase oscura e mortalmente embrionale che chiamiamo talvolta Opera al Nero, talvolta Nigredo. In questa fase del processo, la prima per l’appunto, l’alchimista decide di distruggere tutte le certezze su cui basa la sua esistenza misera e inizia un processo di putrefazione in cui decolora tutte le apparenze e le vacuità del suo ego (e del circostante), lasciando solo una brodaglia nera e fetida in cui si tufferà. Poi ad un certo punto, raggiunto il punto più nero dell’abisso troverà (si spera) l’obbiettivo della sua ricerca e innesterà un processo di sbiancamento che culminerà nell’Albedo.

Interessante insomma, questo aspetto marcatamente distruttivo che è connaturato nel simbolo della Falce e Martello. La lama affilata taglia così bene il grano secco se trascinata da un colpo netto e potente (definire obiettivi già indeboliti da percorsi specifici e colpirli nel minor tempo possibile), raccogliamo il grano così estirpato e lavorandolo con pazienza otteniamo la più fine e bianca farina.
La punta della falce è puntata verso l’alto, ciò indica l’obiettivo primario. Ma bisogna restare al passo con i tempi per individuare i punti fondamentali su cui effettuare il taglio. Sbagliare bersaglio significa ripiegare la distruzione al proprio interno, essendo l’impulso distruttivo difficilmente afferrabile… e ne sono testimonianza le varie esperienze rivoluzionare che hanno segnato il proprio declino nel tempo.

Se ormai appare chiara la caratteristica prettamente femminile posseduta dalla falce, sarà ancora più facile immaginare l’attribuzione maschile che diamo invece al martello (che possiede un simbolismo marcatamente fallico). Il martello è uno strumento che viene utilizzato colpendo ripetutamente qualcosa, e sebbene possa essere usato distruttivamente, la sua funzione principale è di tipo “costruttiva”.
La costruzione di un’alternativa solida, resistente agli urti, deve avvenire simultaneamente alla distruzione delle convenzioni sociali; è forse per questo che i simboli sono sovrapposti alla stessa altezza ed assumono eguale potere l’uno dall’altro.

Non credo che chi abbia scelto questi simboli abbia preso in esame tutto quello di cui abbiamo scritto ora. Ma ci sono altri elementi che ci potrebbero dare conferma. Pensate ad esempio alle locandine propagandiste sovietiche dove alla donna viene affidato per lo più il lavoro dei campi o propriamente la falce, mentre all’uomo il martello e il lavoro industriale. In altri termini mentre all’uomo era affidato un ruolo di produttività, alla donna era affidato quello della riproduttività (la terra da rendere fertile ogni volta per potere dare di nuovo la vita).
In ottica freudiana, il carattere creativo del martello lo potremmo associare all’impulso libidico (che ricordiamo, secondo Marcuse è stato rivolto verso la sfera lavorativa visto che le imposizioni sociali vietavano un altro indirizzamento di tale energia). A questo noi opponiamo l’impulso che in alcuni passaggi lo psicoanalista ha definito destrudo, ovvero il carattere distruttivo che talvolta può corrispondere all’annichilimento dell’Ego (che in un certo senso – se ci ricordiamo delle distinzioni tra i lessici occidentali e quelli orientali -, potremmo alla lontana accostare all’idea di superamento delle costrizioni sociali ed egoistiche a cui l’individuo deve andare incontro per raggiungere il Nirvana nel Buddhismo).

Sappiamo che nella psicoanalisi questi due impulsi si oppongono ma che nella teoria di “Eros e Tanathos” si alternano anche ciclicamente nella vita sessuale di ognuno.

 

 

Luca Krono

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