Bisanzio Ottomana #1

Star Wars e le feste hanno assopito la grande tensione internazionale delle settimane subito successive agli attacchi di Parigi di venerdì 13 novembre. Dopo la grande paura, tutto è tornato alla normalità. Certo la guerra non ha ferie ed i conflitti in tutto il Medio Oriente (dal Kurdistan iracheno, siriano e turco allo Yemen, passando per Israele) sono andati avanti continuando a lasciare per strada migliaia di vittime.
In uno strano susseguirsi di notizie difficilmente comprensibili su attacchi terroristici sventati, caccie all’uomo ed emissioni di polveri sottili nelle principali città del nostro paese, di questi tempi necessitiamo a parer mio di un’analisi più a freddo e meno trainata dal sentiment dell’opinione pubblica su ciò che accade, in particolare per quanto riguarda la situazione mediorientale.

Nel fare questo, l’attenzione è caduta su una nazione di cui si sta parlando molto, ma spesso in modo superficiale: la Turchia.

Unica democrazia in Medio Oriente oltre ad Israele, la Repubblica di Turchia è stata sin dall’antichità un “ponte”. Tra la cultura greco-macedone di Alessandro Magno e quella persiana. Tra i domini orientali e quelli occidentali dell’Impero romano. Tra l’Europa ed il mondo arabo.

A distanza di un secolo dalla disgregazione dell’Impero ottomano, oggi la Turchia, a prescindere dalla sua entrata nell’Unione, è a tutti gli effetti una potenza europea. Il percorso di occidentalizzazione ed europeizzazione avviato dal “Padre dei Turchi” Mustafa Kemal è, in definitiva, compiuto.

Con “Bisanzio Ottomana” si vuole proprio sottolineare quanto i lineamenti della società europea e quelli di una società musulmana trovano un intreccio in una nazione come la Turchia, che negli ultimi anni affronta ritmi sostenuti di crescita economica grazie all’apertura ai capitali transnazionali, in particolar modo dalla vicina Europa, e dimostra la volontà di entrare nella cerchia più stretta delle potenze riconosciute.

Fare qualche passo indietro, a volte, non fa male se serve in particolare a ricercare, con le proprie possibilità, il principio di alcuni processi. Dopo alcuni anni di guerra civile dalla fine del primo conflitto mondiale,  con la proclamazione della Repubblica di Turchia, il 29 ottobre 1923, si avviano alcune riforme sociali ed economiche, che avevano l’obiettivo di porre rimedio all’arretratezza lasciata in eredità dal sultanato.

Kemal, divenuto primo presidente della Repubblica, iniziò un processo di trasformazione radicale della società turca: pur riconoscendo la laicità come principio costituzionale, designò l’Islam come religione di Stato; mise le basi per l’edificazione di una democrazia rappresentativa, fondata sulla sovranità popolare e sul Parlamento nazionale; abolì la Sharia; introdusse un codice penale ispirandosi a quello italiano del 1865; fece adottare l’alfabeto latino, abbandonando quello arabo-persiano utilizzato durante il periodo imperiale.

Il capitalismo industriale, sviluppatosi nel mondo occidentale con le sue forme di organizzazione sociale ed economica, risultava per Kemal la strada da perseguire per la liberazione delle forze sociali di produzione turche da una condizione feudale ed agricola. Kemal con una guerra civile durata dal 1919 al 1922 compiva una rivoluzione borghese all’interno di una società, quella ottomana, che presentava profonde differenze sociali e culturali rispetto a quelle europee.

Le forme politiche dello Stato-nazione, del contratto sociale di rousseauniana memoria con la sua codificazione civile e penale, in cui l’individuo è inserito in un sistema di relazioni in quanto singolo contraente di un implicito accordo, erano concetti estranei all’eterogeneo mondo ottomano fondato su una religione comunitaria come l’Islam.

Ataturk, il Padre dei Turchi, è un soprannome che coglie precisamente l’obiettivo del primo presidente della Repubblica turca: far convergere le forze più progressiste attorno ad un’idea di nazione moderna (quindi inevitabilmente europea) di cui egli fu il catalizzatore.

Cercare di approfondire la figura di Mustafa Kemal e la sua opera significa dotarsi di uno degli strumenti necessari per una comprensione più profonda della fase attuale in cui versa la Turchia di Erdogan.

 

Bobby Hutton

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