Chi conquista il mare, conquista il mondo

Chi in cento battaglie riporta cento vittorie, non è il più abile in assoluto; al contrario, chi non dà nemmeno battaglia, e sottomette le truppe dell’avversario, è il più abile in assoluto.”

Sūnzǐ

E’ suggestivo leggere questa frase di Sūnzǐ (VI – V sec. a. C.) ne “L’arte della Guerra” e guardare alle relazioni internazionali cinesi contemporanee. In quasi quarant’anni di gaige kaifeng (riforme e apertura) inaugurato da Deng Xiaoping, la Cina non ha di fatto partecipato in modo attivo nei conflitti mondiali. Seguendo la suggestione dello stratega cinese, la Repubblica popolare negli ultimi due decenni sembra essersi rivelata più abile del suo sfidante diretto. Gli Stati Uniti hanno combattuto (e si può dire sostanzialmente vinto) cento battaglie per davvero. Dal 1991, anno di caduta dell’Unione Sovietica, la guerra più che finire sembra essersi moltiplicata. Prima Guerra del Golfo (1990 – 1991), Guerra dei Balcani (dal 1991 al 1999), Rwanda (1994), Guerra in Afghanistan (2001 – in corso), Guerra in Iraq (2003 – in corso), Conflitto del Darfur (2003 – in corso), Guerra in Libia (2011 – in corso), Guerra in Siria (2011 – in corso), sono conflitti ormai storici che si sommano a centinaia di guerre civili che hanno avuto luogo o sono ancora in corso in tutto il mondo. In questo secolo di guerra, la Cina, dagli anni ’80 ad oggi, ha moltiplicato per 33 il proprio prodotto interno lordo (poco più di 10 mila milardi $ nel 2014), diventando il primo paese esportatore al mondo.
Per fare questo l’apertura al commercio internazionale è stato un requisito necessario, così come la costruzione di un’infrastruttura distributiva in grado di sostenere i volumi produttivi.
Oggi il 90% degli scambi commerciali avviene via mare e i porti di tutto il mondo sono inondati da container di merci cinesi. Da potenza continentale, la Cina è dovuta diventare anche potenza marittima: le rotte commerciali, tra cui la nuova via della seta, passano per il Sud Est asiatico e si diramano in tutti i mari.
Le acque del Pacifico sono ormai le più solcate e rappresentano l’asse del commercio globale.
Ma la storia è sempre stata fatta di conflitti. Oggi le due più grandi economie in competizione tra loro sono gli Stati Uniti e la Cina. Si possono individuare due manifestazioni fenomeniche di questo scontro. La prima è di carattere economico: il TTP, il partenariato transpacifico concluso lo scorso 5 ottobre dopo cinque anni di trattative, crea una sorta di mercato comune tra 12 paesi “rivieraschi” eliminando 18 mila dazi doganali e favorendo gli investimenti esteri.

Ecco gli Stati firmatari dell’accordo e il peso in percentuale sul commercio globale dei 12 paesi del TPP e della Cina.

COMM-the-12-apostles-of-the-historic-trans-pacific-partnership-10092015

COMM-2014-trade-estimates-global-tpp-china-10092015-LG

Ciò che rende ancora più evidente la concezione anti-cinese di questo partenariato è l’impatto che lo stesso avrà sulle economie dei paesi che vi hanno aderito

CHN-Vietnam-Poised-To-Benefit-Most-From-Trans-Pacific-Partnership-Agreement-10092015-lg

Come si nota dal grafico, il paese maggiormente favorito dal trattato è il Vietnam, mentre l’impatto per le economie statunitense e giapponese non sembra essere così rilevante. Addirittura per la Cina aderire al TPP avrebbe un impatto negativo.

La seconda espressione del conflitto Cina-Stati Uniti è di carattere militare: attorno al dragone si è costruita una cinta di contenimento che in tempi recenti ha portato ad un innalzamento della tensione nel Mare Cinese Meridionale (vedi qui e qui). Questa quiete instabile, potrebbe preparare una tempesta. Le spese militari della Cina per ora sono un terzo di quelle statunitensi (216miliardi contro 610 nel 2014), ma sono quattro volte quelle dell’India e della Germania (circa 50 miliardi di dollari).

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Gli Stati Uniti sborsano in spese militari più di 1 miliardo e mezzo di dollari al giorno, addebitando al portafogli del cittadino statunitense circa 1900 $ all’anno. Dietro di loro c’è, anche se con numeri inferiori ma contro ogni aspettativa, solo la Cina.

Il Pacifico è lo scenario principale dello scontro. Chi conquisterà il mare, conquisterà il mondo.

 

 

Bobby Hutton

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