No Europe for young men

La Commissione europea in un comunicato stampa di ieri mattina ha presentato i dati aggiornati sui tassi di occupazione dell’Unione e dell’Italia. Questa volta non si cede all’entusiasmo. Nessuna parola finora pronunciata sul fatto che l’Italia e in generale l’Unione europea non siano luoghi ospitali per i giovani.

Diamo prima uno sguardo alla situazione generale.

Europa 2020, programma strategico di crescita varato nel 2010, stabilisce tra i suoi cinque obiettivi il raggiungimento di un tasso di occupazione generale del 75%.

L’Italia con una previsione di crescita nel 2015 di circa l’1% e un aumento dell’occupazione nel secondo semestre dello 0,3% sull’anno precedente, è ben distante dal traguardo.

Come si nota dal grafico, infatti, si colloca al terzultimo posto sui 28 paesi dell’Unione.

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Fonte: Eurostat, Tasso di occupazione Ue28 aggiornato al secondo trimestre 2015

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Fonte: Eurostat, Tasso di crescita dell’occupazione Ue 28. In rosso il livello rispetto all’anno precedente, in blu rispetto al trimestre precedente

Nessuno dice niente, ma dobbiamo essere ottimisti. Dal Governo ci fanno sapere da mesi che arrivano segnali rassicuranti dalle analisi dei principali indicatori economici. Ciò che sembra emergere, però, dai dati Eurostat è che nonostante aumenti statistici dello 0,3% possano essere interpretati come crescita perchè di segno positivo, la situazione occupazionale continua ad essere un serio problema per l’Italia.

Chi sembra pagare più di tutti le conseguenze continuano ad essere i giovani.

Ad agosto scorso, la disoccupazione giovanile in Italia è scesa dal 43 al 40,7% posizionandosi al quartultimo posto in Europa. Ancora oggi in Italia quattro giovani su dieci non trova lavoro.

Ecco i valori della disoccupazione giovanile nei 28 paesi europei e la variazione sull’anno precedente.

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Fonte: Eurostat, disoccupazione giovanile secondo trimestre 2015

Da questa tabella e dalle analisi della Commissione emerge che nell’Unione a 28 il tasso di disoccupazione giovanile è del 20%, mentre nell’area euro aumenta al 22%. Dall’altro lato dell’Oceano Atlantico si vedono altri orizzonti, i giovani disoccupati tra i 15-24 anni negli Stati Uniti sono l’11%

Oltre la Germania che sembra un’eccezione più unica che rara, l’area euro da sola pesa l’82% della disoccupazione giovanile di tutta l’Unione europea e registra livelli di crescita inferiori rispetto alla media dei 28 paesi.

L’Italia rimane il fanalino di coda della ripresa europea, mentre la crescita dei paesi dell’Est maschera la stagnazione degli Stati centrali. Ma la crisi non era finita?

 

Bobby Hutton

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