Nelle fabbriche dell’Iphone

Con la messa in valore del mondo delle cose cresce in rapporto diretto la svalutazione del mondo degli uomini. Il lavoro non produce soltanto merci; esso produce se stesso e il lavoratore come una merce.”

Ogni mese le aziende produttrici di smartphone e computer inondano i mercati di nuovi giocattoli. Ma cosa c’è dietro il nostro Iphone di ultima generazione? Ecco tre cose che la Apple – e le altre industrie “tech” – non vi diranno mai.

1. Le industrie “tech” dipendono dal lavoro minorile

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Rame, Columbite, Tantalite, Litio ed altri metalli sono componenti essenziali per batterie, condensatori e chip dei nostri smartphone. L’Africa è un dei continenti con la più alta concentrazione al mondo di queste risorse. Uno degli Stati africani più ricco di metalli rari è il Congo. Secondo alcuni studi, sui 100 mila lavoratori impiegati nelle miniere, il 40% è costituito da ragazzi al di sotto dei 18 anni. Per aggirare le leggi sul lavoro minorile si usa la coscrizione militare, arruolando giovani per poi sfruttarli nell’estrazione. Se si pensa che dal suo lancio Android è installato su 2 miliardi di dispositivi, possiamo vagamente capire le necessità di produzione delle multinazionali “tech” e ciò a cui sono disposte per fare profitti. Infatti, il boom delle industrie tecnologiche negli ultimi dieci anni ha fatto crescere, sempre in Congo, del 17% il numero dei bambini tra i 5 e i 14 anni che lavorano nell’industria estrattiva.

Purtroppo la “libertà” di qualcuno di poter acquistare device di ultima generazione, sta alla “libertà” di qualcun altro di scavare la roccia con le proprie mani.

2. AAA cercasi schiavi per 17$ al giorno

Foxconn factory workers in China's Guangdong province

La Foxconn è una delle industrie manifatturiere più importanti al mondo. Nelle sue fabbriche si assemblano i nostri Iphone e Ipad, ma anche altri dispositivi elettronici per Dell, Nintendo, Sony, Motorola e Nokia. Le condizioni di lavoro in queste fabbriche sono insopportabili. Centinaia di migliaia di operai vivono la loro vita nel luogo di produzione, lavorando 70 ore settimanali e dormendo in fabbrica. Gli operai durante le ore di lavoro non possono neanche parlare tra di loro, pena il licenziamento. Diciassette dollari al giorno è la loro paga, contro un patrimonio netto accumulato dal CEO Foxconn Terry Gou di 6 miliardi di dollari. Per arrivare ad una cifra del genere un operaio dovrebbe lavorare 341 milioni di giorni, ossia 951 mila anni.

Se prima essere schiavi era imposto con la forza e con la morte, oggi per sopravvivere lo si deve essere volontariamente.

3. Se ti suicidi non lavori

foxconnworkers

Le condizioni di lavoro sono così dure che in seguito al suicidio di 14 dipendenti nel solo 2010, la Foxconn in alcuni siti produttivi ha installato delle reti anti-suicidio sulle facciate dei dormitori dei lavoratori, per impedire che si lanciassero dalle finestre. Il fenomeno sembra molto più esteso di quanto non dicano statistiche ufficiali. Dal 2011 nello stabilimento di Chengdu, infatti, i lavoratori sono stati obbligati a firmare un contratto di lavoro che gli proibisce di commettere suicidio. La Foxconn ha cercato di arginare il fenomeno con un aumento di salario di meno di 10$ al giorno come “incentivo al morale” dei lavoratori.

Basterà qualche spiccioletto a far pensare a queste persone che quella che fanno è una vita degna di essere vissuta?

La realtà è che siamo abituati a relazionarci al mondo che ci circonda senza farci più domande, accettandolo così com’è e così come appare, dimenticandoci che sotto ogni cosa, piccola o grande, si cela un processo sociale.

 

Bobby Hutton

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