Senza euro(pa) non si cantano messe

Tornerò a Napoli il 7 novembre per fare il punto sullo stato di avanzamento”. Con queste parole il nostro premier lasciava la sala Newton di Città della Scienza di Bagnoli, il 14 agosto scorso. Non vogliamo fare un resoconto della storia di un quartiere martoriato da più di trent’anni di delocalizzazione produttiva e licenziamenti, devastazione ambientale e speculazione edilizia; vogliamo al contrario sottolineare l’importanza della partita politica che si gioca a Bagnoli ed in generale in Campania, su più livelli. Uno di questi è sicuramente un piano politico e mediatico, giocato da Renzi sulla falsariga della “ripresa a partire dal Mezzogiorno”, attraverso cui si cerca di dare forza a tentativi di risanamento economico di alcune tra le regioni più povere in assoluto in Europa; un altro, riguarda indubbiamente un piano economico, inerente allo Sblocca Italia, in cui l’utilizzo più efficiente dei fondi europei già stanziati per opere infrastrutturali ed ambientali e la possibilità di poter usufruire di altri finanziamenti attraverso il prossimo piano settennale europeo 2014-2020, risulta essere vitale. Se, quindi, riteniamo importante una data come il 7, è proprio perché questi due piani mettono in evidenza degli elementi politici di non poco conto per le realtà di lotta che si esprimono sui territori locali e nazionali. Il primo è indubbiamente, una inevitabile, quanto naturale, subordinazione politica ed economica dell’Italia all’Unione Europea: politica perché il sistema politico derivato dall’adesione alla comunità europea nel suo complesso, obbliga gli Stati firmatari a rispettare i parametri di accesso e rendere legge le direttive emanate da una Commissione, nominata da parte dei due partiti europei maggioritari PSE e PPE, totalmente antidemocratica; economico, in quanto la Banca Centrale Europea assume il ruolo di centro dell’accumulazione capitalistica dei paesi aderenti all’Unione monetaria e di centro re-distributivo delle “quote” versate – ricordiamo che la spesa derivata dal bilancio dei piani settennali, ad esempio, è finanziata attraverso un prelievo annuale di un mezzo punto percentuale sulle IVA dei paesi membri. Ogni sette anni, dunque, l’UE vara dei piani programmatici per lo sviluppo regionale e nazionale degli Stati membri; il sistema re-distributivo è articolato: in primo luogo, un elemento non secondario è che la redistribuzione non avviene Stato per Stato ma Regione per Regione, in base ad analisi comparative sui redditi medi pro capite di tutte le regioni europee, stabilendo infatti, quali di esse rientrano negli obiettivi programmatici (Convergenza, Competitività regionale e occupazione, Cooperazione territoriale europea). Questi obiettivi sono funzionalizzati in base alle diverse condizioni economiche: la “Convergenza”, ad esempio, riguarda fondamentalmente le regioni europee più povere ed usufruisce di più risorse; le immagini spesso si dimostrano molto più efficaci delle parole.

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In rosso le regioni della Convergenza, in azzuro chiaro e azzurro scuro Cooperazione e Competitività

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Come si evidenzia dalla mappa, le regioni in rosso nella prima immagine, sono quelle coinvolte dall’obiettivo della Convergenza e corrispondono, come si vede nell’immagine successiva, alle regioni col Pil pro capite più basso di tutta Europa.

Renzi, quindi, quando discute dello Sblocca Italia, parlando, nello specifico per Bagnoli, di 117 mln divisi tra la bonifica dell’area ex-Italsider e la ricostruzione di Città della scienza, ed indicando altri miliardi per altre opere infrastrutturali al Sud (vedi Av/Ac Napoli-Bari e la Palermo-Catania-Messina), non può fare affidamento se non a quelle risorse. Tra le beneficiarie, infatti, dei Fondi Europei per lo Sviluppo Regionale 2007-13, in Campania figura proprio la Bagnoli Futura s.p.a. che è stata l’architetto, assieme a Fintecna, della riqualificazione del Parco Urbano così come della Porta del Parco e del Parco dello Sport, operando un’attività speculativa di soldi pubblici, e permettendo a padroni del cemento come Cementir di arricchirsi edificando su un territorio che prima di tutto doveva essere bonificato. Adesso nella nuova tornata settennale si parla di bonifica e riqualificazione, scavalcando l’intermediazione regionale e nominando un futuro commissario ad hoc, che avrà l’arbitrarietà nella nomina di appalto dei lavori.

Bobby Hutton

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